È spaccatura, in Francia, tra i due principali sindacati dei farmacisti titolari riguardo ai rischi della “finanziarizzazione”, ossia l’ingresso mascherato del capitale nella proprietà delle farmacie. È un fenomeno che si protrae da diversi anni: negli anni comprare o avviare un esercizio è diventato sempre più costoso e così oggi il farmacista che vuole iniziare l’attività deve ricorrere spesso ricorrere a finanziamenti e mutui. Le banche non li concedono con facilità, agenzie e società finanziarie lo fanno per lavoro ma chiedono garanzie e soprattutto possono porre condizioni stringenti. E così, capita che alla prova dei fatti la farmacia non è più guidata dal farmacista ma da chi ha messo il capitale, anche se in Francia la legge esclude dalla titolarità i non farmacisti.
Per contrastare il fenomeno, l’Union des syndicats de pharmaciens d’officine (Uspo) e la Fédération des syndicats pharmaceutiques de France (Fspf) stavano lavorando da più di un anno a un Rapporto che nelle intenzioni doveva inquadrare il problema e proporre alcune contromisure. Il documento, era quasi pronto e stava per essere presentato, ma l’Ordine dei farmacisti aveva chiesto un rinvio in attesa di alcuni chiarimenti legali. La settimana scorsa, infine, la sorpresa: la Fspf si è rifiutata di sottoscrivere la bozza finale del Rapporto e ha lasciato il gruppo di lavoro.
Come riferisce il Quotidien du pharmacien, all’origine della rottura una risoluzione dell’Assemblea nazionale del sindacato, per la quale l’obiettivo del rapporto non dev’essere quello di «regolamentare il fenomeno, ma eliminarlo». «Vogliamo che le farmacie continuino a essere detenute esclusivamente da farmacisti che, se necessitano di finanziamenti, possono ricorrere al sistema bancario» ha detto il presidente, Philippe Besset «la Fspf rifiuta qualsiasi ingresso di soggetti non farmacisti nella proprietà delle farmacie».
La presa di posizione ha colto alla sprovvista l’Uspo, che ha subito dichiarato di avere sul tema le stesse posizioni dell’Fspf. «È sempre stato il nostro principio» ha dichiarato il presidente, Pierre-Olivier Variot, suggerendo che il rifiuto dell’altra sigla sia più un atto politico che una divergenza sostanziale. «Non hanno mai partecipato in presenza a una delle riunioni di lavoro. Non sono nemmeno sicuro che qualcuno della Fspf abbia letto il rapporto finale».
Besset controreplica sostenendo di essersi semplicemente adeguato alla volontà espressa dalle rappresentanze dipartimentali della Fspf, che avrebbero considerato il rapporto troppo permissivo nei confronti della finanziarizzazione. «Hanno interpretato le conclusioni come un tentativo di regolamentare la finanziarizzazione piuttosto che di proibirla», ha spiegato, riconoscendo di essere rimasto sorpreso dal rifiuto dell’Assemblea di firmare il documento.
Ora la Fspf si prepara a elaborare un proprio documento, con l’obiettivo di presentarlo al prossimo congresso del sindacato, previsto per ottobre. Nel frattempo, il dibattito sulla questione non si esaurisce: l’Inspection générale des affaires sociales (Igas) e la Direction générale des finances (Dgf) pubblicheranno sulla questione un proprio rapporto l’11 aprile, con il rischio di allargare ulteriormente la discussione.