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Francia, stop da marzo ai test covid rimborsati nelle farmacie

25 Febbraio 2025

In Francia dal 1° marzo i test Covid eseguiti in farmacia non saranno più rimborsati dal servizio sanitario nazionale senza prescrizione medica. La misura, ufficializzata con un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale francese il 22 febbraio, rientra tra le disposizioni adottate dal governo per abrogare alcuni degli interventi straordinari adottati durante la pandemia.

La decisione, che segna un ritorno alla gestione ordinaria della sanità pubblica, non ha colto di sorpresa le farmacie. Già il 14 gennaio, il ministero della Salute aveva anticipato ai sindacati dei titolari la volontà di revocare diverse misure emergenziali adottate durante la crisi sanitaria. I rappresentanti della professione avevano proposto di mantenere il rimborso almeno fino alla fine dell’epidemia influenzale in corso, ma il governo ha optato per una revoca immediata, in coincidenza con la conclusione della campagna vaccinale.

L’impatto più significativo per le farmacie riguarda la cessazione del rimborso per i test antigenici covid-19 effettuati senza prescrizione. Fino a ora, alcune categorie di pazienti potevano beneficiare di questo esonero, tra le quali gli over 65, i minori, i professionisti sanitari e il personale ospedaliero. «Ci aspettavamo questa decisione, che è stata programmata in modo strategico per coincidere con la fine della campagna vaccinale antinfluenzale», ha dichiarato Philippe Besset, presidente della Fédération des syndicats pharmaceutiques de France (Fspf). Ha aggiunto che i farmacisti continueranno a effettuare i test, ma a tariffe che dovranno rispettare prudenza e moderazione.

Le ricadute economiche per le farmacie sono significative: secondo Pierre-Olivier Variot, presidente dell’Union des syndicats de pharmaciens d’officine (USPO), il mancato rimborso comporterà una perdita di circa 70 milioni di euro per il settore, aggravando una situazione economica già difficile. «Dal punto di vista della salute pubblica e del corretto uso dei farmaci, questa decisione non va nella direzione giusta», ha aggiunto Variot, sottolineando che, in assenza di test accessibili, potrebbe aumentare il ricorso inappropriato agli antibiotici.

Nonostante l’Oms abbia revocato già da due anni lo stato d’emergenza sanitaria globale, i sindacati insistono affinché la copertura dei test diventi una prestazione ordinaria del sistema sanitario. «Questo è il nostro nuovo obiettivo» ha ribadito Besset, ricordando come un recente sondaggio della Fspf abbia evidenziato l’importanza dei test nel monitoraggio delle epidemie e nella razionalizzazione delle spese sanitarie.

Il decreto prevede anche la cessazione della distribuzione gratuita di test antigenici e autotest da parte dei farmacisti a operatori sanitari, lavoratori dell’assistenza domiciliare e personale scolastico. Tuttavia, restano in vigore alcune misure di sostegno, come la fornitura gratuita di mascherine FFP2 e chirurgiche a pazienti vulnerabili o persone in contatto con positivi, previa presentazione di un documento giustificativo. Infine, dal 1° marzo, i farmacisti non riceveranno più la remunerazione di 70 euro per la fornitura di vaccini agli ospedali e la tariffa per la somministrazione del vaccino anti-Covid in farmacia sarà fissata a 7,50 euro, come stabilito dalla recente convenzione farmaceutica.