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Germania, bilancio pesante dalla sentenza sugli sconti alle farmacie

26 Febbraio 2025

A un anno dalla sentenza della Corte federale di giustizia tedesca (Bgh, Bundesgerichtshof) che ha vietato ai distributori di concedere alle farmacie sconti che intacchino la loro quota fissa (70 centesimi a confezione sul farmaco rimborsato), è amaro il bilancio tirato dai farmacisti titolari: i costi sugli ordini ai grossisti sono aumentati di parecchie migliaia di euro, con un’erosione significativa dei margini di guadagno ed effetti diretti sulla sostenibilità economica delle farmacie e sulla gestione del personale.

Perdita economica e tagli al personale

Con la sentenza, in breve, i grossisti possono riconoscere alle farmacie ribassi sugli acquisti soltanto fino al 3%, ossia la quota variabile che la legge riconosce loro (in aggiunta alla quota fissa di cui sopra) sui farmaci erogati in regime convenzionato. Roman Bastian, farmacista titolare della Apotheke am Markt di Krefeld, ha fatto quattro conti per la rivista Apotheke Adhoc: «L’azzeramento degli sconti ha aumentato il costo delle forniture alla mia farmacia di 75.mila euro l’anno». Per far fronte a questa perdita, Bastian ha dovuto licenziare un membro del suo team, nonostante la crescente necessità di personale dovuta all’introduzione della ricetta elettronica e all’elevato tasso di assenze per malattia.

In un contesto già reso difficile dalla pandemia, la redditività delle farmacie risulta gravemente compromessa. Bastian riferisce che oggi un suo dipendente guadagna più di lui: «Ogni giorno perdiamo circa 1.000 euro a causa di ricette che devono essere modificate per indisponibilità dei farmaci o per errori amministrativi». Nel frattempo, due farmacie nella sua zona hanno chiuso nell’ultimo anno e un’altra è in vendita.

Le critiche ai grossisti

Molti farmacisti puntano il dito contro i grossisti più grandi, che non avrebbero offerto alcun supporto per attenuare le difficoltà. Un titolare denuncia: «Phoenix è stata intransigente e ha interrotto ogni rapporto di collaborazione dopo l’entrata in vigore della sentenza». Solo alcune cooperative della distribuzione, come Sanacorp, hanno cercato di venire incontro alle esigenze delle farmacie, mentre altri, come Alliance Healthcare Deutschland (Ahd), non hanno ancora proposto alcuna soluzione concreta.

L’assenza di sconti si traduce in minori guadagni, una situazione che, per alcune farmacie, ha reso impossibile la distribuzione degli utili ai titolari. «Se non avessi un secondo reddito, non avrei percepito nulla da giugno dell’anno scorso», afferma un farmacista, che ha dovuto accettare pagamenti dilazionati e tassi di interesse più elevati pur di mantenere l’attività.

Un sistema sempre più complicato

La gestione finanziaria delle farmacie si è complicata notevolmente nell’ultimo anno. Un farmacista spiega: «Mi trovo a dover gestire continuamente il conto corrente, spostando fondi tra il conto aziendale e il conto di risparmio solo per coprire i pagamenti dovuti». A peggiorare la situazione, si aggiungono costi imprevisti, come quelli per l’acquisto diretto di farmaci in vista della stagione invernale e il pagamento della tredicesima.

Alcuni grossisti, come Noweda, hanno offerto un minimo di flessibilità, eliminando alcune commissioni o proponendo agevolazioni sui pagamenti anticipati. Tuttavia, secondo i farmacisti, il vero problema rimane la perdita dei vantaggi economici sulle forniture. «Se riesco a ottenere il 50% degli sconti che avevo prima, è già un buon risultato. In realtà, sono rimasto ben al di sotto di questa soglia» afferma un titolare, sottolineando la difficoltà di compensare le perdite attraverso altre strategie commerciali.

Un futuro incerto

I farmacisti denunciano il paradosso del settore: mentre loro lottano per la sopravvivenza, i grossisti registrano profitti elevati. «I loro margini sono enormi, mentre noi rischiamo di chiudere per una piccola fluttuazione dei costi» lamenta un farmacista. «Abbiamo bisogno di una migliore remunerazione, ma il problema principale resta la nostra dipendenza dai grossisti per l’approvvigionamento».

La sentenza del Bgh ha dunque innescato una crisi che, secondo gli esperti del settore, potrebbe portare alla chiusura di molte altre farmacie nei prossimi anni. Senza misure correttive, il servizio farmaceutico sul territorio rischia di subire un drastico ridimensionamento, con ripercussioni anche sulla salute pubblica.