estero

Inghilterra, ancora difficoltà nei rimborsi del servizio Pharmacy First

27 Febbraio 2025

Resta sempre difficile, per le farmacie inglesi, raggiungere la quota di consulenze mensili che dà accesso ai rimborsi del servizio Pharmacy First, anche dopo le recenti modifiche normative apportate dal governo britannico. Lo rivela in una nota Community pharmacy England (Cpe, il comitato che rappresenta le farmacie nei rinnovi contrattuali con il servizio sanitario), secondo il quale in alcune aree del Paese circa la metà delle farmacie che offrono il servizio non riesce ad arrivare alla soglia minima prevista.

Pharmacy First era stato lanciato il 31 gennaio 2024 e delega alle farmacie presa in carico e trattamento di sette patologie minori, tra le quali emicranie, mal di gola e infezioni delle vie urinarie, per sgravare i medici di base. Il servizio riconosce alle farmacie che aderiscono un rimborso forfettario di mille sterline al mese (circa 1.200 euro) a condizione però che venga raggiunto un numero minimo di consulenze. Tuttavia, le soglie di accesso si sono rivelate impegnative per molti titolari di farmacia.

Nel primo mese era sufficiente una sola consulenza, ma i target sono cresciuti progressivamente nel tempo: 15 da agosto e 30 da ottobre, soglia che è stata poi abbassata a 20 fino a dicembre per le difficoltà mostrate da molte farmacie a superare tale valore. Nei primi due mesi di quest’anno l’obiettivo è stato alzato a 25 e da marzo dovrebbe salire a 30 consulenze mensili, ma i dubbi sono tanti.

Secondo un’analisi pubblicata dal Pharmaceutical Journal a settembre, dall’avvio del servizio le farmacie hanno perso quasi 10 milioni di sterline in rimborsi non riscossi perché non hanno raggiunto le soglie minime. A confermare il problema è Stephen Noble, chief officer di Community pharmacy Dudley, secondo il quale nella regione del Black Country solo il 50% delle farmacie che offrono il servizio raggiunge il tetto richiesto, mentre il 20% non ha effettuato alcuna consulenza per Pharmacy First.

«Dobbiamo indagare le cause di questa situazione e fornire supporto alle farmacie che non stanno erogando il servizio» ha dichiarato Noble, sottolineando anche un problema di comprensione del programma da parte di alcuni farmacisti: «Alcuni titolari non sembrano rendersi conto che i tre servizi nazionali devono essere erogati insieme: non è possibile scegliere quali offrire».

Difficoltà analoghe sono state riscontrate anche nell’area di Bexley, Bromley e Greenwich, dove, secondo Raj Matharu, chief executive del locale Comitato farmaceutico (Lpc, Local Pharmaceutical Committee), circa la metà dei farmacisti non raggiunge i target previsti. Tra le cause segnalate figurano una promozione insufficiente del servizio, la scarsa familiarità dei medici di base con Pharmacy First, difficoltà nell’utilizzo dei sistemi informatici e una gestione delle segnalazioni poco reattiva da parte degli enti regolatori.

Le analisi condotte dal Pharmaceutical Journal sui primi cinque mesi di attività del servizio hanno inoltre evidenziato significative variazioni regionali nel numero di consulenze effettuate. Nel tentativo di migliorare le performance del programma, il governo britannico ha annunciato a gennaio un rafforzamento del ruolo delle farmacie nella gestione dei disturbi dell’orecchio, del naso e della gola, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa nel Servizio sanitario nazionale (Nhs).

Un portavoce di Nhs England ha dichiarato: «Pharmacy First sta offrendo ai pazienti un accesso rapido e semplice all’assistenza per le patologie più comuni direttamente nelle farmacie di quartiere. Stiamo lavorando a stretto contatto con gli Integrated Care Boards (Icb, organismi di gestione dell’assistenza sanitaria locale) per supportare farmacie e studi medici nel garantire che i pazienti possano ricevere le cure più appropriate nel setting più adeguato, contribuendo a una migliore gestione delle risorse dell’assistenza primaria».