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Convenzione, fumata nera dalla Stato-Regioni: il problema sarebbe lo 0,15%

18 Febbraio 2025

Fumata nera, dalla Conferenza Stato-Regioni del 13 febbraio, sulla nuova Convenzione con il Ssn che Sisac e farmacie (rappresentate da Federfarma e Assofarm) hanno firmato il 20 dicembre scorso. Come voleva l’ordine del giorno, Governo e autonomie avrebbero dovuto ratificare con un’intesa il nuovo contratto, ma alla fine anziché approvarlo si è deciso per un rinvio.

Il motivo? La decisione di soprassedere sarebbe stata presa una volta constatato che tra le firme in calce al documento c’era quella della Corte dei conti ma non quella del Mef. Che, a quanto pare, avrebbe sollevato perplessità sull’articolo 23 della nuova Convenzione, che istituisce il Fondo regionale di solidarietà per le farmacie a basso fatturato.

Tale Fondo, recita la disposizione, è finanziato dal contributo dello 0,15% di cui all’articolo 17, comma 4, del dpr 371/98 (ossia la precedente Convenzione): tale onere, pari allo 0,15% della spesa farmaceutica convenzionata sostenuta nel 1986, viene versato annualmente dalle Asl all’Enpaf che poi procede alla corresponsione ai titolari di farmacie private, persone fisiche o società.

Con l’entrata in vigore della nuova Convenzione, recita l’articolo 23, il contributo «cessa di essere riversato all’Enpaf e alle farmacie pubbliche e viene destinato all’istituzione di un Fondo regionale di solidarietà riservato alle farmacie, rurali e urbane, con fatturato annuo complessivo ai fini iva inferiore a 300mila euro».

Quali sarebbero le perplessità del Mef? Di ufficiale non c’è nulla, ma secondo alcuni osservatori il ministero delle Finanze non avrebbe gradito l’inosservanza delle raccomandazioni che erano contenute nell’Atto d’indirizzo, ossia la piattaforma con cui – all’avvio di ogni trattativa convenzionale – le Regioni dettano alla Sisac le condizioni preliminari per negoziare. Nel primo Atto d’indirizzo, infatti, c’era scritto a chiare lettere che «si ritiene necessario finalizzare il versamento all’Enpaf del contributo dello 0,15% a favore dei titolari di farmacie private», dove finalizzare (nel linguaggio della burocrazia) significa ovviamente “terminare”. Il valore del contributo? Secondo fonti Enpaf, cinque milioni di euro all’anno.