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Ema: in Italia di nuovo in aumento i consumi di antibiotici veterinari

1 Aprile 2025

Dopo un quinquennio di costanti contrazioni, il consumo di antimicrobici veterinari in Italia è tornato a crescere: dai 244 mg per unità di biomassa animale (mg/PCU) del 2018 ai 157,5 mg del 2022, poi il rimbalzo del 2023 a 180,3 mg/PCU. I dati arrivano dal primo rapporto annuale ESUAvet sulle vendite di antimicrobici per uso veterinario nei Paesi europei, pubblicato ieri dall’Ema e redatto con il contributo di tutti i 27 Paesi Ue (più Islanda e Norvegia).

Nonostante l’aumento, dice comunque il Rapporto, l’Italia rimane sotto la media europea per il consumo di antimicrobici veterinari. Dal 2019, ricorda al riguardo l’Ema, l’Italia ha implementato un sistema informatico obbligatorio per la tracciabilità dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati, che include prescrizioni veterinarie elettroniche e registri elettronici tenuti da proprietari e detentori di animali destinati alla produzione alimentare. «Questi interventi» si legge nel report «hanno contribuito a una significativa diminuzione delle vendite. Tuttavia, i dati del 2023 sono in controtendenza e indicano la necessità di misure correttive». Il Piano nazionale per la lotta alla microbicoresistenza, ricorda ancora il Report, include linee guida sull’uso prudente degli antimicrobici per conigli, suini, bovini e animali da compagnia, con un lavoro in corso per pollame e acquacoltura. Inoltre, il sistema informatico nazionale per la tracciabilità dei veterinari continua a supportare gli sforzi, insieme a campagne di formazione e comunicazione sulla resistenza antimicrobica (Amr) e sull’uso prudente degli antimicrobici.

A livello europeo, il rapporto ESUAvet conferma che il 98% delle vendite di antibiotici veterinari riguarda gli animali destinati alla produzione alimentare. Le classi di antimicrobici più vendute sono le penicilline, seguite da tetracicline e sulfonamidi.

Secondo la classificazione Ameg dell’Ema, il 65% delle vendite riguarda sostanze della categoria D (prima linea di trattamento), il 29% appartiene alla categoria C (da utilizzare solo in assenza di alternative efficaci nella categoria D), mentre il 6% rientra nella categoria B, che comprende antibiotici critici per la salute umana e il cui impiego veterinario dovrebbe essere limitato.

L’analisi ha coinvolto quattro principali specie animali (bovini, suini, polli e tacchini), ma la qualità dei dati raccolti non è ancora sufficiente per fornire informazioni quantitative sull’uso effettivo degli antimicrobici. Gli Stati membri si sono impegnati a potenziare i loro sistemi di monitoraggio per garantire maggiore accuratezza e copertura nei prossimi anni.

Dal 2011 al 2023, nell’ambito del progetto Esvac, le vendite di antibiotici veterinari in Europa si sono ridotte del 50%, grazie agli sforzi congiunti di autorità, professionisti e allevatori. L’obiettivo dei nuovi rapporti ESUAvet che dal 2025 verranno prodotti a cadenza annuale è di affinare ulteriormente il monitoraggio, supportare le politiche di contenimento della resistenza antimicrobica e proteggere la salute pubblica e animale.