Senza categoria

Deregulation delle farmacie, esperienze del nord Europa evidenziano rischi

13 Marzo 2025

Le esperienze maturate dai Paesi scandinavi e baltici mostrano che dove sono state adottate politiche liberiste in tema di proprietà e pianificazione delle farmacie, si è assistito a una concentrazione degli esercizi nelle aree urbane a scapito delle zone rurali. È una delle evidenze emerse dal primo “Nordic webinar” sulle politiche farmaceutiche del nord Europa, che ha visto la partecipazione di 300 esperti e studiosi di social pharmacy.

La Finlandia sta attualmente discutendo possibili riforme in questo settore e la professoressa Katri Hämeen-Anttila dell’università della Finlandia orientale, che ha presieduto il webinar, ha sottolineato l’importanza di apprendere dalle esperienze degli altri Paesi nordici e raccogliere dati di ricerca sulla situazione attuale per valutare l’impatto di eventuali cambiamenti.

Le differenze nei sistemi farmaceutici e nelle regolamentazioni tra i Paesi nordici ed Estonia sono significative. Leena Reinikainen, dell’Agenzia finlandese per i medicinali (Fimea) ha evidenziato come le normative varino in termini di proprietà delle farmacie, regolamentazione delle sedi, prezzi dei medicinali, vendita di farmaci da banco al di fuori delle farmacie e chi è autorizzato a fornire consulenza sui medicinali. Ha inoltre osservato che le modifiche ai sistemi farmaceutici sono state attuate con obiettivi e punti di partenza diversi nei vari Paesi.

Svezia: aumento delle farmacie nelle città

Nel 2009, la Svezia ha abolito il monopolio statale sulle farmacie, vendendo una grande parte delle stesse a operatori privati e permettendo la libera apertura di nuove sedi. Contemporaneamente, molti farmaci da banco sono stati resi disponibili per la vendita a persone di età superiore ai 18 anni in negozi, corner e stazioni di servizio.

La professoressa Ulrika Winblad, dell’università di Uppsala, ha riferito che, all’epoca, non c’erano studi che indicassero la necessità di una riforma. Il governo – sostenuto da una coalizione di centro – desiderava una liberalizzazione del sistema farmaceutico per ragioni ideologiche, con l’obiettivo di promuovere diversità e imprenditorialità.

Dopo la deregolamentazione, il numero di farmacie è passato da 924 nel 2009 a 1.400 nel 2023. Tuttavia, queste nuove aperture si sono concentrate principalmente nelle grandi città, con un terzo dei 290 comuni svedesi che continua ad avere una sola farmacia, e 115 comuni serviti da una sola catena farmaceutica. Le farmacie rurali ricevono sussidi statali separati. Attualmente, in Svezia operano quattro grandi catene farmaceutiche e 40-50 piccole imprese del settore.

Islanda e Norvegia: effetti simili della deregolamentazione

In Islanda, dal 1996 non esistono regolamentazioni sulla proprietà o sulla localizzazione delle farmacie. La Professoressa Anna Birna Almarsdottir, dell’Università di Copenaghen, ha evidenziato che ciò ha portato a un aumento delle farmacie nell’area della capitale e nelle città più grandi, mentre il numero di farmacie rurali è diminuito. Subito dopo la deregolamentazione, si è verificata una competizione sui prezzi con offerte promozionali che azzeravano la compartecipazione a carico egli assistiti sui farmaci prescritti, da cui nel 1997 che ha incrementato la contribuzione dei cittadini senza gravare sui bilanci dell’assicurazione sanitaria.

Anche in Norvegia la deregolamentazione degli anni 2000 non ha migliorato l’accesso alle farmacie per tutti. La professoressa Ingunn Björnsdottir, dell’Università di Oslo, ha mostrato attraverso una mappatura dell’accesso che le disparità persistono, con una concentrazione delle farmacie nelle aree urbane a scapito delle zone rurali.

Estonia: ritorno alla proprietà dei farmacisti

In Estonia, per circa 30 anni, la proprietà delle farmacie non è stata limitata ai farmacisti, con la maggior parte delle farmacie possedute da catene legate a società di distribuzione all’ingrosso. Dal 2020 la legislazione richiede che il proprietario principale di una farmacia sia un farmacista. Tuttavia, la professoressa Daisy Volmer, dell’Università di Tartu, ha osservato che nella pratica molti nuovi titolari hanno stipulato contratti di franchising con i precedenti proprietari, continuando a utilizzare marchi esistenti e ricevendo supporto per le operazioni farmaceutiche e il reclutamento del personale.

Conclusioni e prospettive future

Il webinar ha sottolineato la necessità che le riforme abbiano obiettivi chiari e che i decisori politici siano ben informati sui sistemi farmaceutici e sugli esiti attesi delle riforme. La professoressa Hämeen-Anttila ha enfatizzato l’importanza di una solida base di dati per valutare l’impatto delle modifiche proposte.